Un tuffo nella Roma più autentica, quella delle osterie, dei vicoli popolari e delle poesie in dialetto che hanno raccontato con ironia e umanità la vita della Capitale.

Venerdì 19 giugno 2026, nella suggestiva cornice de Le Terrazze al Colosseo andrà in scena la serata-evento " A cena con Trilussa ", un esclusivo appuntamento del progetto di Archeocucina . Menù degustazione, performance teatrali e racconti coinvolgenti, dove il protagonista della serata sarà la poesia satirica di Trilussa e la cucina verace della Roma del primo Novecento.

L'evento nasce dalla maestria culinaria dello chef Daniele Marzella e dalla regia organizzativa di Nosilence Eventi , con la preziosa collaborazione di Piero Giovinazzo de " I Viaggi di Adriano " e gli attori di Fenix Theatre di Luca Basile per la ricostruzione storica, lo storytelling e le performance teatrali dal vivo. Una serata speciale dedicata alla “Roma più vera, tra versi, risate e sapori”.

Non sarà una semplice cena, ma un viaggio sensoriale e culturale nella Città Eterna. Gli ospiti saranno trasportati nelle atmosfere dei primi del Novecento, guidati dalle parole e dalle pungenti favole in dialetto di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa .

La serata coniugherà alla perfezione tre anime: una ricca cena degustazione , coinvolgenti performance teatrali dal vivo e un attento lavoro di storytelling e poesia , alla scoperta dello spirito disincantato e brillantemente ironico del più celebre poeta romano. In questo contesto, la cucina si farà specchio della storia, celebrando quei piatti del popolo e delle storiche fraschette che hanno nutrito l'ispirazione della letteratura capitolina.

Per questa ricostruzione di archeocucina, lo chef Daniele Marzella ha strutturato un percorso gastronomico che richiama i sapori intensi e genuini di quelle osterie romane, dove il cibo era sinonimo di convivialità e schiettezza:

A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, Roma visse una profonda trasformazione urbanistica e sociale. Le vecchie borgate e i rioni storici, come Trastevere, pullulavano di osterie e fraschette: luoghi di ritrovo prediletti da Trilussa.

Il poeta, fine osservatore dell'animo umano, amava confondersi tra il popolo, ascoltando i discorsi della gente comune davanti a un "foglietta" di vino dei Castelli. La cucina romana del suo tempo era una cucina di sussistenza, schietta e priva di fronzoli, basata sul riutilizzo creativo del "quinto quarto" e sulla stagionalità. Lo stesso Trilussa , nonostante la celebrità, mantenne sempre gusti semplici ed era un grande estimatore dei piatti poveri della tradizione: amava la trippa alla romana, le frattaglie e le zuppe calde servite nei cocci di terracotta, simboli di una convivialità senza filtri. Le sue poesie sono spesso popolate da animali antropomorfi, ma anche da osti, avventori e tavolate imbandite, a testimonianza di come l'osteria fosse per lui il palcoscenico ideale della commedia umana.

Fonti


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