“Alice (non canta) De André”, è il titolo dello spettacolo di Alice De André e Alessio Tagliento, accompagnati dal violoncello di Giulia Monti, che andrà in scena all’OFF/OFF Theatre il prossimo venerdì 15 maggio alle ore 21.

Dopo il successo di “Take me aut. L’eroe che è in me”, scritto e diretto da Alice De André con protagonisti i ragazzi della Fondazione Un Futuro per l’Asperger Onlus, l’attrice e regista torna sul palco con il monologo “Alice (non canta) De André”, prodotto da Talia Media Produzioni. Un racconto di sé stessa, della propria storia e dei ricordi familiari, trasformati in emozioni, memorie e momenti di vita. Alice non imita, non cerca confronti: la sua voce racconta, si abbassa per farsi ascoltare, guidando il pubblico in un viaggio teatrale intimo e sorprendente.

Al centro c’è molta Sardegna, vero punto fermo del racconto, intesa come luogo di appartenenza: è il posto che il nonno di Alice, il grande poeta Fabrizio De André, ha scelto per vivere e dove ha costruito le sue due case, che rappresentano anche due momenti diversi della sua vita. Portobello è legata a una fase più leggera e giocosa, mentre L’Agnata – l’agriturismo a Tempio Pausania, dove è nata l’attrice – racconta un periodo più consapevole e introspettivo, a contatto con la natura. Da questo paesaggio, reale e interiore, prende forma il racconto: un intreccio di memorie familiari, aneddoti e immaginario collettivo che vengono rielaborati con uno sguardo ironico, alternando momenti comici a passaggi più intimi ed emotivi.

Ci sono ad esempio le serate con Paolo Villaggio, Walter Chiari, Marco Ferreri, Ugo Tognazzi, dove l’improvvisazione ha dato vita a idee che si sono trasformate in scene cult della commedia italiana; c’è una casa con un’energia artistica che tracima; c’è una Alice che già da piccola amava esibirsi davanti agli amici e alla famiglia, per arrivare, con la giusta maturità di oggi, a comporre e scomporre in scena un vero e proprio puzzle, immagine di un nonno mai conosciuto direttamente ma ricostruito attraverso racconti, ricordi degli altri e canzoni. Ne emerge un percorso personale che non cerca imitazione né confronto, ma una propria voce, capace di trasformare un’eredità ingombrante in materia viva e presente.

In scena c’è un violoncello e le canzoni che hanno segnato i passi di Alice. I profumi della Sardegna, un nonno mai conosciuto, i ricordi rubati, le domande senza risposta, i momenti buffi, teneri e spiazzanti. È un percorso di crescita, di ricerca della propria identità e di costruzione di una sua voce, al di là delle aspettative degli altri. Con un cognome così pesante sulle spalle e una leggerezza tutta sua nei piedi, “Alice (non canta) De André” non è uno spettacolo su Fabrizio De André, ma uno spettacolo che vuole essere un omaggio personale e rovesciato, un invito a conoscere Alice come persona e come artista, con l’obiettivo ultimo di condividere con gli spettatori la bellezza dell’hic et nunc. Immerso in un silenzio denso (seppur spezzato da risate e applausi), il pubblico segue il racconto di Alice ed entra a farne parte all’unisono, come se gli spunti messi in scena appartenessero all’immaginario di ciascuno di noi, come se Fabrizio facesse parte delle nostre famiglie, come se il teatro, in quel preciso momento, diventasse un’unica grande famiglia, accomunata dagli stessi ricordi e dalle stesse emozioni.

“È un debutto: un modo per presentarmi, con le mie forze e le mie fragilità, con ciò che so fare e ciò che sto ancora imparando – ha affermato Alice De André – È un monologo fatto di storie vere, di un violoncello che parla, di famiglia, Sardegna, ricordi presi in prestito e di un cognome addosso, talvolta portato con elegante disequilibrio. Non canto, racconto con emozione, delicatezza e quella giusta dose di autoironia un po’ disfunzionale che, come qualcuno sa già, mi contraddistingue”.

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