“Caravaggio e i maestri della luce” è la mostra che, da sabato 7 marzo, apre al pubblico al Museo Storico della Fanteria dell’Esercito italiano a Roma.
“Questa mostra – ha affermato lo storico dell’arte e curatore Alberto Bertuzzi – intende far vedere quali sono gli sviluppi dell’arte di Caravaggio e della sua importante rivoluzione, attraverso l’opera dei suoi seguaci, come Valentin de Boulogne ma anche l’amico e coetaneo Orazio Gentileschi. L’esposizione conduce a fine percorso all’opera principe, ‘L’incredulità di San Tommaso’ di Caravaggio, dipinta fra il 1601 e il 1606. Questa versione probabilmente risale proprio al 1606. L’opera è particolarissima, non soltanto per il grande successo che ha avuto, ma anche per la sua composizione, con la peculiarità delle quattro teste al centro del quadro. Queste disegnano una croce, e la croce ci rimanda al Cristo, e Cristo che con la sua mano accompagna la mano di San Tommaso. Uno dei vertici della teologia, se così possiamo chiamarla, che costruisce la poetica del Maestro”., ha concluso il curatore.
Il percorso espositivo, articolato in 6 aree tematiche, presenta 23 dipinti a olio su tela e su tavola di 22 artisti, prestiti da collezioni private. Al centro del progetto, la luce, strumento narrativo e mezzo di conoscenza dell’umano e del divino che rivela il suo potere sin dalla prima sezione, intitolata Scene di genere. Qui si esplora uno degli ambiti più innovativi della pittura caravaggesca, con rappresentazioni della vita quotidiana ambientate in interni e taverne: I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi, e Ragazzo morso da un ramarro dell’olandese Bartholomeus van der Helst, ma anche Scena di taverna (attr.) del francese Valentin de Boulogne e della bottega.
La seconda sezione, La religione, tra fede e umanità, presenta il tema del sacro secondo la lezione caravaggesca, in cui santi e protagonisti biblici assumono una dimensione profondamente umana. Tre le opere esposte: Sacra Famiglia con san Giovannino di Antiveduto Gramatica, La negazione di Pietro di Pietro Paolini e La cattura di Cristo di Trophime Bigot, tra i principali caravaggisti francesi insieme a Valentin de Boulogne, e conosciuto anche come Maître à la Chandelle (Maestro del lume di candela), attivo a Roma tra il 1620 e il 1634.
La luce come rivelazione, cuore concettuale della mostra, è l’area tematica dedicata al ruolo della luce artificiale e direzionale come elemento strutturante dello spazio e della narrazione. Rientrano in questa sezione il dipinto Santa Cecilia e un angelo di Orazio Gentileschi, Maddalena in meditazione del fiammingo Matthias Stomer e Lucrezia del tedesco Johann Carl Loth. La tensione emotiva di quest’ultima opera anticipa la quarta area tematica, Il dramma e il sangue, con i temi della violenza, del martirio e della colpa. Il confronto, poi, tra le diverse interpretazioni di Caino e Abele di Bartolomeo Manfredi, Giuseppe Vermiglio e Cecco Bravo. evidenzia la forza espressiva del naturalismo caravaggesco. La sezione include, inoltre, Salomè con la testa del Battista di Massimo Stanzione e Giuditta con la testa di Oloferne di Bartolomeo Mendozzi.
La quinta area tematica, Immaginazione e realtà: una nuova categoria del ritratto, indaga l’evoluzione del ritratto caravaggesco come strumento di verità psicologica. Otto le opere esposte: Diogene di Giovan Battista Langetti, San Pietro penitente (attr.) dello spagnolo Jusepe de Ribera e bottega, San Giovannino di Battistello Caracciolo e quello del fiammingo Louis Finson, e poi i San Girolamo dipinti dal francese Simon Vouet e da Simone Cantarini, il San Sebastiano di Carlo Saraceni e La lettura a lume di candela dell’olandese Gerrit van Honthorst.
A consacrare la rassegna nello spazio conclusivo un omaggio dedicato al Maestro Caravaggio, con L’Incredulità di San Tommaso (1600-1601), uno dei casi attributivi più complessi dell’intero corpus caravaggesco. L’esemplare esposto è la versione già in collezione Gracco Muratti a Trieste, dal 2019 di proprietà austriaca e oggi a Firenze. Il dipinto, attribuito al Maestro, è un caposaldo della pittura moderna per il realismo crudo, l’uso innovativo della luce e la rottura con l’idealizzazione rinascimentale del sacro, concentrandosi sull’esperienza umana e fisica del dubbio.


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