Un’azione performativa viscerale e poetica mette in scena il contrasto tra la brutalità fisica dello sport e la delicatezza del gesto artistico.

​Il performer, in completo da boxer, affronta un imponente blocco di ghiaccio come un avversario invisibile, in una lotta contro il tempo e l'impermanenza. Tramite incisioni decise sulla superficie gelida, compone le lettere della frase “Danzando nel ghiaccio”, versando poi al loro interno inchiostro a china. I colori fluidi penetrano nei solchi, congelandosi e lasciando fluire rigoli cromatici mentre la materia si scioglie, trasformando lo scontro fisico in un'intensa danza di forma, colore e dissoluzione. Un’azione performativa viscerale e poetica mette in scena il contrasto tra la brutalità fisica dello sport e la delicatezza del gesto artistico.

​Il performer, in completo da boxer, affronta un imponente blocco di ghiaccio come un avversario invisibile, in una lotta contro il tempo e l'impermanenza. Tramite incisioni decise sulla superficie gelida, compone le lettere della frase “Danzando nel ghiaccio”, versando poi al loro interno inchiostro a china. I colori fluidi penetrano nei solchi, congelandosi e lasciando fluire rigoli cromatici mentre la materia si scioglie, trasformando lo scontro fisico in un'intensa danza di forma, colore e dissoluzione.

Per Paolo Bielli “i disegni, realizzati tra il 2015 e il 2025, lasciati in una sorta di letargo glaciale, cercano di liberarsi dal ghiaccio che li blocca in pose statuarie. Rielaborati con spray e graffi per scalfire gli involucri che li costringono in realtà opprimenti, come la guerra.

Simulando una danza silenziosa i nostri pugili lottano con colori sgargianti; ironie e tragedie si fondono in un gioco che allude a un’ancora di salvezza. Considerando anche il fatto che molti pugili, grazie alla boxe sono usciti da situazioni difficili come la povertà. Il ghiaccio può essere colorato, arancione o rosso dagli spray, che sono poi all' origine della sua ricerca.

I protagonisti sono pugili colti in una danza potente e al contempo delicata. Il loro non è uno scontro convenzionale, ma un tentativo ostinato di scalfire la superficie del ghiaccio. Ogni colpo sferrato, ogni passo sospeso nella materia gelida è un gesto creativo e liberatorio, destinato a rompere l'isolamento e a rivendicare la propria presenza. Il pugilato si spoglia così della sola componente agonistica per rivelarsi una metafora esistenziale: una vera e propria danza di liberazione in cui la forza incontra la vulnerabilità, e dove la ricerca del contatto umano passa attraverso la crepa, la scheggia, la spaccatura del proprio limite”. Con un testo critico di Anna Cochetti e Andrea Iezzi.

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