«Mondi professionali che sempre più assomigliano a organizzazioni criminali, con codici verbali e comportamentali da interpretare, il controllo del territorio, una filiera costruita ad arte per confermare e alimentare il potere esistente, composta da accoliti non più pensanti, ma solo strumentali alla causa: il potere fine a sé stesso. Il bisogno di comando e di controllo, che annulla confronto, crescita e diversità”. Sono i lavori tossici, quelli che fanno ammalare le persone , le annientano nella forza e nella spirito, in una pandemia silenziosa di cui si parla ancora troppo poco. «Lavoro tossico» è il libro-inchiesta di Isabella Schiavone, giornalista Rai che esamina il fenomeno da diversi punti di vista, dalle cause agli effetti, fino ai rimedi, sempre con un’analisi diretta della realtà, con tante testimonianze e casi concreti di persone che sono finite nel vortice della mortificazione e a volte ne uscite, altre purtroppo no.
«Il mondo del lavoro in Italia è una giungla, dove va avanti il più forte, chi ha maggiore capacità di resilienza e adattamento, chi sa di non avere alternative o chi finge di non vedere», ha detto l’autrice nel corso della presentazione nella libreria Spazio Sette di Roma, alla quale erano presenti il collega Rai Paolo Di Giannantonio e Gianni Riotta, autore della prefazione. «Lavoro tossico – scrive quest’ultimo – è un atto di giornalismo civile, di quelli che non urlano come i talk show sguaiati, ma trasformano con gentilezza, non cercando vendette, ma verità. Alla fine della lettura, ci si sentirà forse più fragili ma anche più autentici e consapevoli, forse, persino, un po’ più liberi». A spingere la giornalista a scrivere il libro alcuni episodi di cronaca nei quali si è imbattuta. «C’è un caso che mi ha particolarmente colpito negli ultimi anni, quello di Sara, trentunenne scomparsa nel 2021 dopo aver dato le dimissioni – ha raccontato l’autrice -. Lavorava in un ospedale pubblico e, secondo la famiglia, era prostrata a causa dei maltrattamenti sul lavoro». Il mondo del lavoro è ormai diventato terreno fertile per burnout, straining e mobbing .
Secondo il Mental Health at Work dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il 15 per cento dei lavoratori nel mondo soffre di disturbi psichici. Lo stress legato all’attività lavorativa rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell’Unione Europea dopo i problemi posturali. In Europa ne è affetto 1 lavoratore su 4. Donne e giovani, i più colpiti. «Secondo una ricerca – ha rimarcato Schiavone alla presentazione -, il 40 per cento dei dipendenti italiani vorrebbe cambiare impiego entro l’anno, contro una media europea del 31 per cento. Lavoratori che si sentono poco valorizzati, che vivono in un clima tossico, dove la leadership aziendale viene percepita distante, inefficace o incoerente». Ci sono settori, come ad esempio il mondo ospedaliero, dove il tema lavoro è scottante per molte ragioni.
«Il 70 per cento dei lavoratori della sanità è soggetto a bullismo – si spiega nel libro -. Un terzo dei medici è ansioso e depresso. Questo stato di ansia e depressione costante e continuo influisce sulla qualità delle cure e sul benessere dei pazienti». Nel libro si parla dei possibili rimedi, ma anche di scelte radicali come quella di cambiare vita. Si cita, tra gli altri, il caso di Simone Perotti, scrittore e marinaio di quasi sessant’anni, nel 2007 ha lasciato una posizione da manager prestigiosa e ben retribuita per una vita più autentica e libera. «Con lui sono in contatto da molti anni – ha spiegato Schiavone -. È stato una miniera di informazioni per me e credo che conoscere il suo pensiero darà ai lettori molti spunti di riflessione anche in relazione alle proprie esperienze personali». (fonte Ansa)


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