Roma è sempre sottosopra, lo sappiamo bene. Ma questa volta andando sopra, poi, sotto, poi sopra e poi di nuovo sotto e sopra, da San Giovanni a Colosseo c’è un mondo che si mette in collegamento.
Oltre gli allestimenti spettacolari, quello che si scopre è un tessuto sotterraneo abbastanza omogeneo che va addirittura dalla preistoria, passa attraverso l’epoca repubblicana e arriva all’impero. Scendendo per 5 livelli e oltre 25 metri sotto terra, lo stratigrafo della metro San Giovanni ci permette di capire a che livello ci troviamo fino all’Elephas Antiquus vissuto nella valle che poi sarebbe diventata Roma tra 550mila e 120mila anni fa (!), a Porta Metronia/Amba Aradam ritroviamo l’antichissima Aqua Crabra che già passava a San Giovanni e poi si torna fino al II secolo d.C. dove è stata ritrovata un’enorme caserma (che si vedrà in futuro come museo a sé stante), poi tagliata dalle mura Aureliane.
Quindi si arriva alla metro Colosseo, la nuova stazione di cui tutti parlano: sono stati ritrovati oltre 20 pozzi antichi, almeno di epoca repubblicana, che servivano d’acqua case e botteghe prima di essere cancellati dall’incendio neroniano del 64 d.C e quindi dalle costruzioni imperiali di epoca Flavia. I pozzi, riempiti di materiali vari nel corso dei secoli, si sono rivelati delle vere caverne dei tesori, perché hanno restituito una quantità di materiale disposto stratigraficamente fino alla tarda antichità. Gli scavi della metropolitana si collegano poi ad altri scavi e scoperte condotti tra la fine del XIX secolo e il XXI secolo, da quelli del Celio alla sistemazione di piazza San Giovanni in laterano per il Giubileo del 2025 che ha restituito un’area medievale di grande importanza.


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