Dal 27 al 29 marzo 2026 il Teatro Furio Camillo ospita Storie di terra arsa, rassegna teatrale prodotta da Rise Up e tratta dall’omonima raccolta di drammaturgie di Antonio Roma, pubblicata a marzo 2026 da Infinito Edizioni. Tre giorni di programmazione, tre spettacoli autonomi ma profondamente interconnessi, che attraversano alcune delle tensioni più urgenti del nostro tempo: la dignità del lavoro, la precarietà nel mondo culturale, l’identità sotto pressione, la memoria come responsabilità collettiva. Più che una semplice rassegna, Storie di terra arsa si configura come una vera e propria trilogia teatrale sul presente. Le “terre arse” evocate dal titolo non rimandano a luoghi geografici, ma a condizioni esistenziali: spazi interiori segnati dalla fatica, corpi esposti, relazioni che cercano verità in un contesto che tende a consumare e semplificare l’umano. Il progetto si distingue per un linguaggio scenico essenziale e fisico, in cui la centralità è affidata al corpo dell’attore e alla relazione diretta con lo spettatore. Un teatro che rinuncia al superfluo per farsi esperienza, attraversando la vulnerabilità come luogo di incontro. Dal 27 al 29 marzo 2026 al Teatro Furio Camillo tre spettacoli in scena per la rassegna Storie di terra arsa: il 27 marzo Uomo a rendere, monologo su lavoro e dignità in un mondo che scarta; il 28 marzo Mamma mi voleva professore, dialogo sulla precarietà artistica e l’identità; il 29 marzo Nebbia, racconto intimo sull’amore che resiste alla perdita della memoria dovuta all’Alzheimer. Tre storie autonome ma connesse che attraversano le fragilità del presente. Con Storie di terra arsa, Rise Up porta in scena un teatro essenziale e rigoroso, che sceglie di interrogare il presente senza offrire risposte semplici. I tre spettacoli mettono al centro alcune tensioni fondamentali: il lavoro che consuma e chiede dignità, l’identità che si misura con le aspettative sociali, l’amore come spazio di verità, la memoria come atto di resistenza. Una rassegna che si propone non solo come esperienza artistica, ma come gesto politico e umano, capace di attivare uno sguardo critico e una partecipazione emotiva nello spettatore. “Se la terra è arsa, non è morta. Custodisce semi. E il teatro, quando è necessario, può ancora essere il luogo in cui quei semi trovano voce.” (Antonio Roma) Per ulteriori informazioni info@rise-up.it

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