È stata inaugurata il 29 maggio, al MAXXI, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, la mostra “Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026”.
Una grande esposizione con cui il Museo nazionale delle arti del XXI secolo rende omaggio all’ottantesimo anniversario della Repubblica. Un importante progetto espositivo che invita a rileggere il nostro recente passato attraverso la lente dell’architettura, riflettendo sui grandi temi in cui è cresciuta e si è distinta l’Italia democratica.
I progetti in mostra restituiscono il racconto di pagine dense della storia – non solo dell’architettura – del nostro Paese, interpretandone le istanze culturali, sociali, economiche e politiche.
La mostra è introdotta da interviste ad alcuni tra i protagonisti più affermati dell’architettura italiana – Stefano Boeri, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Franco Purini, Elisabetta Terragni, Paola Viganò, Cino Zucchi – e da un’installazione-omaggio al Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti dello Studio BBPR a Milano, nella reinterpretazione di Matilde Cassani.
La parte iniziale consiste in una raccolta di materiali d’archivio, incentrata sui grandi temi culturali e sociali affrontati da architetti e urbanisti nell’Italia democratica e neorepubblicana. Un’epoca in cui l’architettura italiana “riprende il cammino”, alimentata dall’iniziativa pubblica, generando i grandi progetti che hanno contribuito a tracciare il ritratto della nazione.
Ci si addentra poi nel cuore della narrazione espositiva, con i progetti di otto studi italiani di successo e rinomanza internazionale: DEMOGO studio di architettura [Simone Gobbo, Alberto Mottola e Davide De Marchi], Treviso; MoDus Architects [Sandi Attia, Matteo Scagnol], Bressanone (BZ); Giulia De Appolonia, Brescia; Francesca Torzo, Genova; Studio Labics [Claudia Clemente, Francesco Isidori], Roma; Barozzi Veiga [Fabrizio Barozzi, Alberto Veiga] Barcellona, Spagna; ELASTICO Farm [Stefano Pujatti], Torino; Kuehn Malvezzi [Simona Malvezzi, Wilfried Kuehn, Johannes Kuehn] Berlino.
Sono gli esponenti della cosiddetta “generazione Erasmus”, nata tra la fine degli anni sessanta e i primi anni ottanta, meno legata alle identità accademiche e più a suo agio nello scenario internazionale, raccontati in mostra da due diversi punti di vista. Il primo è un progetto fotografico, una committenza con la quale Allegra Martin ha realizzato il ritratto di un’opera-manifesto per ciascuno studio. Il secondo è un grande tavolo sul quale ciascun autore ha potuto sintetizzare il proprio peculiare modo di lavorare.
Conclude la mostra, una rassegna delle energie più fresche e promettenti della nostra architettura, con la sezione che espone i progetti finalisti di NXT, il programma con cui da oltre dieci anni il MAXXI invita giovani progettisti a proporre un’installazione da ospitare nel periodo estivo nello spazio esterno del museo.


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